Il pirata che corre con le stampelle

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L’ultima maratona di Milano, quella del 12 aprile di quest’anno, ha avuto molti protagonisti, un vincitore e qualche testimonial famoso. Ma solo uno al suo passaggio è stato capace di colpire anche il più indifferente dei milanesi, strappandogli un incitamento, un battito di mani, un brivido di commozione. Lui si chiama Constantin Bostan (per gli amici Costa), ha 36 anni, è originario della Moldavia, e corre su una gamba sola con l’aiuto di due fidate stampelle.

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L’altra gamba l’ha salutata per sempre quando aveva più o meno 20 anni, dopo qualcosa come 35 operazioni e migliaia di chilometri in aereo avanti e indietro tra cliniche, ortopedici e luminari della chirurgia sovietica ed ex sovietica.

Tutto è cominciato con un incidente che sembra una brutta trovata cinematografica: un cavallo a dondolo di legno che cade sulla gamba sinistra di un bambino di due anni. I medici diagnosticano una frattura, che però viene curata fin dal principio in maniera inadeguata. Il piccolo Constantin cresce, la sua gamba no. I genitori si mettono nelle mani di specialisti: la miglior clinica ortopedica dell’Europa dell’Est è in una città chiamata Kurgan, in quella che a quei tempi era l’Unione Sovietica. Servono ogni volta 5 ore di volo per arrivarci. Costa non sa più dire quante volte ha preso quell’aereo. Gli viene prescritta una terapia di allungamento delle ossa, la stessa che viene utilizzata sui bambini affetti da nanismo, e qualche risultato si intravede.

Il piccolo Costa in ogni caso non ha nessuna intenzione di essere il ragazzino disabile ferito e impaurito dalla vita. Ha imparato fin da subito che vivere, come ha scritto Pasternak, non è esattamente l’allegra traversata di un campo. C’è da lottare? Bene, si lotta.

Fin dai 3 anni d’età la sua mamma lo porta in piscina e in palestra ogni settimana. E a proposito di lotta, a 12 anni rimane folgorato dai film di Jackie Chan e si innamora del karate. A costo di enormi sacrifici segue con assiduità i corsi e riesce a conquistare la cintura gialla. In parallelo si dedica al body building e si iscrive ai tornei di braccio di ferro (siamo dalle parti del leggendario Over the Top con Sylvester Stallone). Proprio a un torneo di braccio di ferro conosce un ragazzo amputato che gli propone di entrare a far parte della nazionale di calcio disabili del suo Paese. Perché nel frattempo Costa sa anche giocare a pallone. E ovviamente non trascura gli studi. Perché tra i fronti su cui Costa deve combattere c’è, ovviamente, anche quello.

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Circondato fin da piccolo da medici e infermieri, Costantin decide che da grande vorrebbe fare il chirurgo. Ma nella vita di ognuno c’è sempre quell’individuo che, dall’alto della sua autorità, ti dirà che no, tu quella cosa non puoi farla e non riuscirai mai a farla.

Nel caso di Costa questo qualcuno è il preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia della sua città. “Dovresti stare troppo tempo in piedi, sentenzia, non esistono chirurghi che operano stando su una gamba sola“.

Grazie dottore, risponde il Constantin di oggi, anno 2015, quello che macina chilometri e chilometri per prepararsi a una maratona. Ma torniamo indietro a quegli anni. La gamba continua a essere troppo corta, e arriva il momento dell’operazione decisiva. Il medico è chiaro col ragazzo: se le cose non vanno bene, dovremo amputare. Costa ci pensa una notte intera. Ok, dice al dottore, andiamo avanti.

Le cose vanno come devono andare, cioè male. Quando esce dall’ospedale, Costantin di gamba ne ha una sola e, come nella più classica iconografia del pirata, porterà per sempre sul suo corpo la traccia della battaglia più crudele. Si deve ricominciare da capo. Visto che la carriera del chirurgo gli è preclusa, decide di seguire il percorso professionale di papà, avvocato, e si inscrive a giurisprudenza.

I pirati però, si sa, non son capaci di star fermi (e forse nemmeno gli avvocati). La mamma si era trasferita da qualche anno in Italia per lavoro e Costa, dopo la laurea, decide di seguirla e viene a vivere a Rho, alle porte di Milano. Volete un altro contrattempo? Eccovelo servito: la laurea in legge made in Moldavia in Italia non ha titolo legale. Se vuoi fare l’avvocato, caro ragazzo, fallo a casa tua, qui per te non c’è nemmeno un posto per il concorso di magistratura a Catanzaro. Costa non rimane con le mani in mano. Torna a studiare e prende il diploma di operatore socio-sanitario, che gli permette di trovare un lavoro. In più, da qualche anno, fa il volontario sulle ambulanze del 118 in qualità di soccorritore. “Certo, mi dice, non è come fare il chirurgo, ma per me è una specie di sogno che si realizza“.

In Italia comunque c’è un ambito che, se lo pratichi appena, ti permetterà sempre di non restare mai a corto di argomenti di conversazione: e quest’ambito è, ovviamente, il calcio. C’è anche da noi, infatti, una Nazionale Amputati, e pare che sia anche forte. Nell’ultimo anno, per dire, abbiamo battuto 5-0 la Germania e già solo questo le avrebbe meritato i titoloni sui giornali e almeno una diretta tv. Constantin diventa in breve il primo “straniero” della squadra (almeno fino a quando non ottiene la cittadinanza italiana).

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La Nazionale di calcio amputati è oggi una bellissima realtà, che raccoglie calciatori dai 13 ai 44 anni nata su impulso di Gianni Sasso. Proprio Sasso, riconosciuto atleta paraolimpico, bomber della nazionale amputati e triatleta, capace di correre con le stampelle una maratona in 4 ore e 28 minuti, è stato un esempio formidabile per Costantin, uno di quegli incontri capaci realmente di cambiarti la vita.

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Del resto, forse è stato per colpa del calcio che Costa ha cominciato a correre. Dapprima gli allenamenti in vista delle partite, poi, anche quando il Mister lo convoca un po’ meno spesso, la passione che più o meno tutti i runner sperimentano, quella che ti entra dentro. Insomma, Constantin ci prende gusto, e da 3 anni è un runner. “Quando corro mi sento libero, spiega, quando corro non penso più a niente, vedo solo la strada davanti a me, e ho davanti agli occhi solo il mio percorso e i miei obiettivi“. E oltre un anno fa la visione del suo obiettivo gli è apparsa, ancora una volta, chiara: partecipare alla Maratona di Milano.

Via con gli allenamenti, allora, che la maratona, si sa, non è uno scherzo. Costa inizia a farsi le ossa e consumare i gommini delle stampelle battendo 3 volte alla settimana le vie di Rho, il Sempione, la campagna e le strade che costeggino i cantieri dell’Expo.

Arriva il gran giorno e l’emozione è tanta. La sera prima della gara Costa posta su Facebook una foto bellissima che fa il verso a quelle che ogni maratoneta condivide con gli amici a poche ore dal via e che rende bene l’idea dell’intelligenza e dell’ironia di quest’uomo.

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L’incitamento della gente è stato incredibile” racconta Costa. Infatti, runner e spettatori sono tutti letteralmente impressionati da quest’uomo che, passo dopo passo, con le sue stampelle, macina metri e poi chilometri lungo l’asfalto sempre più caldo della città. Il passaggio in centro, da San Babila al Duomo, è qualcosa di straordinario. I milanesi, generalmente infastiditi da questi eventi, bloccati a bordo strada nell’attesa che questi maratoneti se ne vadano foeura di ball, quando lo vedono passare rimangono a bocca aperta. In tanti mettono il Corriere sotto il braccio e applaudono, in tantissimi lo incitano, molti fra i runner che lo superano si voltano verso di lui battendo le mani e gli dicono “Sei un grande! Tu sei un grande”, consapevoli di ricevere dal suo silenzio e dal suo sorriso più di quello che loro sono in grado di dargli.

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Ma Costa a un certo punto cede. Ha smesso di sorridere da un pezzo e al 28° chilometro, dopo quasi 3 ore e mezza di corsa, non ce la fa più. Il caldo è asfissiante, e quel tratto di strada, avaro anche di pubblico, fa il resto. “Non ho portato a casa la medaglia, dice, ma è stata una giornata bellissima. La giornata di un nuovo inizio”.

Da allora Costa ogni domenica partecipa a tapasciate  e a corse in provincia. Quando arriva al traguardo, per organizzatori e fotografi è sempre come l’arrivo di una guest star. Ormai le richieste di foto di gruppo, di selfie, i complimenti e le strette di mano sono un appuntamento fisso.

Il fatto è che si diverte. All’ultima edizione della Strongman Run, la corsa a ostacoli amata dai corridori più duri che la affollano indossando i costumi più surreali, Costa si presenta vestito da pirata, con tanto di tricorno in testa.

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E diventa l’eroe indiscusso della giornata, catalizzando il supporto di interi gruppi di runner. Chi lo aspetta in cima agli ostacoli reggendogli le stampelle, chi allunga una mano per tirarlo sui container altri tre metri, chi semplicemente gli si affianca per correre con lui un tratto di sterrato sotto il sole infernale di San Vittore Olona che sfianca anche i corridori più allenati. Le foto delle sue arrampicate lungo i covoni di grano o di lui sommerso dalla schiuma mentre corre nel fango a oltre 30 gradi di temperatura sono già nell’antologia di questa gara, e come al solito, all’arrivo non c’è partecipante che non lo cerchi per una foto, una stretta di mano e un segno di stima.

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I prossimi obiettivi? “Beh, il primo sogno è quello di finire una maratona, mi dice Costa, e se ce la faccio, vorrei provare il triathlon. Mi dicono che è bello tosto e io sono un tosto, no?”.

PS. Parlando con Constantin ho scoperto le seguenti cose:

Le stampelle che lui utilizza sono delle comuni stampelle dette “canadesi”, di alluminio e plastica.

Non sono stampelle speciali e Costa non sa neppure se ne esistono.

Sotto le stampelle ci vanno dei gommini. I normali gommini resistono più o meno 5 km. Costa ha trovato un modello capace di reggere fino a 30 km e più (li ha sperimentati alla maratona).

Esistono anche dei gommini ammortizzati, che equivalgono a delle buone scarpe da running, che però costano 35 euro al paio (dieci volte il costo di un paio di buoni gommini). Li produce la Flexyfoot.

Secondo le regole internazionali nella squadre di calcio degli amputati tutti i giocatori devono avere una sola gamba, tranne il portiere che può averle entrambe, ma deve essere privo di un braccio.

Una protesi (in stile Oscar Pistorius), che poi è quello che tutti vi state chiedendo, costa dai 15mila euro in su.

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