Il branco di Siria

6_1

Innanzitutto i fatti: Siria ha corso la sua prima maratona nel gennaio del 2013 a Crevalcore, tra Bologna e Modena, col tempo di 4 ore, 2 minuti e qualche secondo. Aveva iniziato ad allenarsi da poco più un anno, prendendoci gusto fin da subito e arrivando a correre fino a 6 volte alla settimana. Da allora Siria di maratone ne ha corse altre 4, abbassando il suo Personal Best di quasi 30 minuti. Siria è una femmina di dalmata di 6 anni e a oggi probabilmente è la maratoneta a 4 zampe più famosa d’Italia. La sua padrona si chiama Alina, questa è la loro storia.

Alina nasce a Bisceglie, vicino Barletta, 31 anni fa. Vedendola con i boccoli da principessa, sua madre ne vuol fare una piccola ballerina e all’età di 5 anni la iscrive alla scuola di danza del paese. Il nonno invece, appassionato di ciclismo, le regala una bicicletta e le trasmette la passione per le due ruote. Alina appende il tutù al chiodo fin da subito, e inizia a pedalare. Alle scuole medie è già una piccola promessa del ciclismo su pista. Per lei inforcare la bicicletta significa accelerare alla più alta velocità possibile dentro un velodromo, imparare a prendere le curve, godersi la sensazione dell’aria sulla faccia e dell’adrenalina che le scorre in corpo.

A 14 anni conosce Francesco, che diventa da subito il suo fidanzatino e, un po’ di anni dopo, suo marito. È in sua compagnia quando, nel 2002, due mesi dopo aver compiuto 18 anni, ha l’incidente che cambierà la sua vita.

È una domenica di fine agosto, e lei e Francesco stanno tornando da un giro in moto. Una macchina non si ferma a un incrocio. I due ragazzi se la vedono brutta. Francesco riporta fratture multiple in tutto il corpo. Alina subisce i danni maggiori alla gamba destra, in particolare al ginocchio. Dopo un primo intervento segue quasi un anno di riabilitazione, alla fine del quale, anche se un po’ a fatica, riesce a camminare senza stampelle. I due ragazzi insomma si rimettono in piedi, nel vero senso della parola, vanno a vivere assieme e si trasferiscono a Imola. L’impossibilità di andare in bicicletta costringe Alina a una vita un po’ diversa. La velocità e gli sprint nei velodromi sono solo un ricordo. Inizia ad andare in piscina, ogni tanto, ma in maniera svogliata. “Perlomeno, racconta oggi, ho imparato a nuotare. Fino ad allora era già tanto se rimanevo a galla”.

L’anno dopo Alina e Francesco cambiano casa e vanno a vivere a Massa Lombarda che, a dispetto del nome, è a metà strada fra Bologna e Ravenna ed è stato per quasi un secolo uno dei centri ortofrutticoli più importanti d’Italia. I succhi di frutta Yoga, per dire, una volta si chiamavano Yoga Massa Lombarda e venivano fatti proprio qui.

Un sera d’inverno, tornando a casa in macchina, Alina vede sul ciglio della strada un dalmata che si aggira tutto solo. Accosta e gli si avvicina. Si sa che nella classifica dei cani abbandonati i dalmata stravincono a piene zampe. Da almeno 50 anni, diciamo dall’uscita de “La carica dei 101” in poi, migliaia di bambini in tutto il mondo hanno chiesto e ottenuto da genitori incoscienti un cucciolo di dalmata per Natale. Il revival dei dalmata ha avuto picchi ricorrenti a seconda delle riedizioni dei dvd della Disney, o dell’uscita del film con Glenn Close nei panni di Crudelia De Mon nel 1996.

Un esercito di dalmata che, una volta cresciuti, e una volta scoperta la loro difficile gestione, sono stati regolarmente e tristemente abbandonati nei parcheggi delle superstrade o sul ciglio delle strade di campagna. Ed è proprio su una di queste strade che il destino di Alina incrocia quello di Diana. Il cane infatti è una femmina e Alina, portandola a casa, decida di chiamarla così, come la dea della caccia.

Diana diventa la compagnia che le mancava per iniziare a correre. Come dice oggi Alina, “senza grande impegno e con poca passione”. Essenzialmente per provare a perdere i chili accumulati in quegli anni. Alina infatti in 3 anni è passata dai 57 agli 80 chili di peso. Diana sembra gradire le passeggiate. Sono piccole corsette non troppo impegnative, due o tre volte alla settimana. Alina legge e si informa. Impara ad addestrare Diana a dovere. Acquista un guinzaglio allungabile con la pettorina e scopre che i dalmata sono cani iperattivi, che necessitano di molto movimento. Che per loro la passeggiatina al parco serve solo a sgranchirsi le ossa e che la corsa, se si escludono i mesi più caldi, è una delle loro passioni. Le due trovano il loro passo, che prima o poi qualcuno ufficializzerà come il Passo Ufficiale dei Principianti (6 min/km) e stanno fuori prima mezz’ora poi 40 minuti, poi un’oretta.

Le gambe di Alina ricominciano a girare. L’anno dopo, torna anche a inforcare la bicicletta, e qualche mese dopo scopre l’esistenza di uno sport chiamato triathlon. Decide di provarci e inizia ad allungare coi chilometri, con Diana sempre al suo fianco. Peccato che si procura una lussazione al ginocchio destro, che a distanza di anni risente ancora della botta dell’incidente in moto. Arriva il momento di una nuova operazione. Si tratta di eseguire un riallineamento rotuleo. L’operazione ha esito positivo, ma il chirurgo è chiaro: le possibilità di tornare a far sport sono pochissime. Già rimettersi a camminare normalmente sarebbe un mezzo miracolo. Alina torna a fare riabilitazione e fisioterapia, e dopo qualche mese inizia ad alternare nuoto, palestra e bici. Quell’anno l’inverno è freddissimo e Diana, la dalmata, che in qualche modo deve tenersi attiva, si trova un fidanzato, e tempo qualche mese dà alla luce due bei gemelli, 98 in meno del celebre film – per fortuna.

Si chiameranno Ettore e Siria, e riveleranno due caratteri completamente opposti. Il maschio è forse il dalmata più pigro della storia, una specie di Nebbia – il cane di Heidi – ma dal corpo maculato. Siria sarà invece destinata ad essere la prima dalmata romagnola a correre una maratona. Ma per questo, dovrà aspettare ancora un po’.

3_1

A proposito di maratone tuttavia, c’è da dire che Alina è tanto carina quanto matta. Perché dopo la riabilitazione e qualche mese di corsette, decide di iscriversi alla Maratona di Firenze. Quando l’ortopedico lo viene a sapere le dice che non esiste. Che è una pazzia. Ecco, se a una come Alina gli dici una cosa del genere è come buttare benzina sul fuoco. Sono passati 14 mesi dall’intervento al ginocchio. Alina fa la maratona, senza seguire nessuna tabella. Corre col suo passo, si diverte, fatica, il male alle gambe è quasi insopportabile, ma arriva al traguardo. E decide che lei di quella roba lì ne vuole ancora e ancora.

L’anno successivo fa altre due maratone, e ogni tanto durante gli allenamenti si porta Diana con sé, ma non vuole strafare: Mamma Dalmata non è più una ragazzina. Piuttosto, quando esce dalla porta con la sua padrona, la piccola Siria fa il diavolo a quattro per andare anche lei, ma Alina se la coccola un po’ e la lascia ancora tranquilla: i dalmata devono compiere almeno due anni d’età per avere la struttura muscolare adatta alle corse di resistenza.

Nel 2011 Alina e Francesco si sposano (uno striscione scritto dagli amici davanti alla chiesa di Bisceglie sottolinea FINALMENTE). Qualche mese dopo la sposina inizia a misurarsi con qualche corsa sulla distanza dei 50 km, iniziando ad affacciarsi in quel territorio inesplorato – e per tanti incomprensibile e un po’ folle – che è il mondo delle ultramaratone (gare che spesso toccano e superano, anche di molto, i 100 km). La quadrupede invece scalpita che neanche Furia il cavallo del West. È l’inverno del 2011 quando Alina e Siria iniziano a formare coppia fissa.

4_1

Quando escono per correre gli sguardi di mamma Diana e di Ettore-il-dalmata-più-pigro-del-mondo li seguono fino a che spariscono alla prima curva. Le due costeggiano canali e sentieri, si inerpicano sulle colline, incrociano altri runner e ciclisti. Iniziano a far tragitti sempre più lunghi. Alina scopre leggendo su libri e su siti specializzati che per proteggere i polpastrelli di Siria prima delle lunghe uscite può ricorrere alla Pasta di Fissan, quella che si usa per proteggere dalle irritazioni il sederino delicato dei bambini.

Inizia in questo modo la preparazione alla loro prima maratona, che correranno assieme a Crevalcore il 6 gennaio del 2013. “Abbiamo iniziato seriamente a settembre – col caldo i cani non possono correre troppo a lungo – arrivando a uscire anche 6 volte a settimana, dedicando un giorno alle ripetute (gli allenamenti qualitativi mirati ad abbassare la soglia anaerobica e finalizzati, nella sostanza, a migliorare le prestazioni -ndr-), un giorno ai progressivi (si parte lenti e mano a mano che si corre si alza il ritmo -ndr-) e la domenica ai lunghi (gli allenamenti in cui si corre a ritmo maratona dai 25 fino ai 35 km -ndr-).

Quelle volte che volevo lasciarla riposare andando a correre da sola mi si parava davanti alla porta e non mi faceva uscire. La scavalcavo le dicevo di star buona e allontanandomi sentivo il suo pianto dietro di me”.

Com’è correre la maratona con un cane? Ti posso dire com’è correre con Siria. Oggi, dopo 3 anni che corriamo assieme non trovo una parola più adatta di simbiosi. Una simbiosi totale. Durante la corsa io sono padrona di lei e lei è padrona di me, mi spiega Alina, io la vedo che mi cerca col viso e io faccio lo stesso alla ricerca di segni di intesa, di stanchezza o di tensione”.

1_1

Considera poi che correre con lei una maratona significa fermarsi regolarmente a ogni ristoro, accertarmi che si sia idratata per bene, ripartire e spezzare nuovamente il fiato recuperando l’andatura. Ho calcolato che in una maratona con Siria si perdono mediamente circa 4 o 5 minuti rispetto a una gara senza di lei. Ma quello che ci guadagno, in termini di gusto, in termini di felicità, come faccio a misurarlo?”.

Proprio sulla questione dei tempi, Alina l’anno scorso è stata protagonista, suo malgrado, di un episodio spiacevole: una serie di polemiche innescate da alcuni runner (alcune donne, specifica lei) che, al termine della Maratona del Lamone ne hanno chiesto la squalifica. Secondo loro la presenza di Siria rappresentava un aiuto esterno che le avrebbe fatto guadagnare secondi preziosi. Alina non è il tipo che le manda a dire e ha risposto con una lunga lettera su Running Forum. Ancora oggi, nonostante i lunghi mesi passati, ripensa con dispiacere a quell’episodio, sintomo, secondo lei, di come anche nelle retrovie, fra gli amatori della corsa, l’ossessione del tempo, del personal best e delle prestazioni stiano facendo cambiare le cose in peggio.

Ad oggi Alina e Siria hanno corso assieme un certo numero di maratone. Quest’anno sono state già due: Crevalcore (dove ormai Siria è una star) in qualità di pacer delle 4h30, e la Maratona delle Terre Verdiane, in provincia di Parma, dove nonostante un tempo inclemente con pioggia, freddo e vento la coppia ha portato a casa il loro miglior tempo: 3 ore e 37 minuti. “Le condizioni erano terribili, chi l’ha fatta credo non la dimenticherà facilmente, mi racconta Alina, Io mentre correvo guardavo Siria felice che più faceva freddo, più ci arrivavano addosso le secchiate d’acqua più lei sembrava divertirsi un mondo”.

terreverdianeverdi_1

Oggi in casa di Alina il branco si è allargato. Da circa un anno sono arrivati il vecchio Ras e i due giovanotti Billy e Covy, incroci di setter inglese e – chissà – aspiranti maratoneti. Quindi se capitate dalle parti di Massa Lombarda, costeggiando il canale emiliano romagnolo o un altro dei canali di bonifica, magari quello che porta verso il Parco del Delta del Po, in quella campagna che già odora di mare e dove in questa stagione si raccolgono le pesche più buone del mondo, vi potrà capitare di scorgere un dalmata seguito da una ragazza coi boccoli biondi che danzano nell’aria, con al loro fianco magari ancora uno o due cani. Sul viso di tutti e quattro vedrete il ritratto della gioia e della libertà. Quello è il branco di Siria, la piccola dalmata maratoneta.

5_1