La corsa più antica d’Europa

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Castelbuono è un paesino siciliano di circa 10 mila abitanti che sorge in provincia di Palermo, nel bel mezzo delle Madonie, a 424 metri sul livello del mare. Il paese è sovrastato dal Castello dei Ventimiglia, ed è uno dei luoghi dove Giuseppe Tornatore ha girato il film Nuovo Cinema Paradiso. Distante circa 120 km dall’aeroporto Falcone e Borsellino (e 160 km dall’aeroporto Fontanarossa di Catania) non è esattamente una meta facilmente raggiungibile.

PANORAMA CASTELBUONO

Castelbuono però è la sede della corsa agonistica più antica d’Europa, e per molti anni è stata una delle capitali dell’atletica mondiale. Qui hanno corso e vinto i grandi mezzofondisti italiani degli anni ’70 Franco Fava e Venanzio Ortis, e 10 anni dopo Orlando Pizzolato e Gelindo Bordin, e poi il marocchino Khalid Khannouchi e il keniano Paul Tergat, entrambi recordman sulla maratona, e, più di recente, il 4 volte vincitore di Boston Robert Cheruiyot e Geoffrey Mutai (ad oggi detentore del record della maratona di New York), solo per fare qualche nome.

Il Giro podistico internazionale di Castelbuono si tiene ogni anno, il 26 luglio, in occasione della Festa di Sant’Anna, patrona del paese, ed è una della 4 competizioni in Italia (e solo 30 nel mondo) a potersi fregiare della prestigiosa Gold Label della IAAF (International Association of Athletichs Federations), riconoscimento assegnato alle gare più prestigiose nel loro genere.

Per avere un’idea, nel nostro Paese solo le Maratone di Roma e Torino e la mezza maratona Roma-Ostia possono esibire la Gold Label IAAF. Nel mondo ci sono le 6 maratone più prestigiose, quelle facenti parte del cosiddetto club delle Marathon Majors (New York, Boston, Chicago, Londra, Berlino e Tokyo), ma anche le maratone di Atene, Parigi, Pechino e Seul, o eventi colossali che vedono la partecipazioni di una media di 40 o 50 mila runner, come le mezze maratone di Delhi o di Bogotà, in Colombia.

A Castelbuono invece, da 103 anni, al Giro prendono il via 50, al massimo 55 atleti. Non uno di più. Non solo: per partecipare bisogna essere invitati dall’organizzazione.

Nata nel 1912, su iniziativa dei membri dello Sport Club Nebrodese che volevano arricchire la Festa patronale con una gara podistica che percorresse le vie del paese, A cursa ‘i Sant’Anna era allora ufficialmente denominata la Maratonina dei dieci giri di Castelbuono. Si percorreva infatti per 10 volte un tracciato di 1.130 metri, che si sviluppava interamente per le vie del paese (per rientrare negli standard dello IAAF dal 2010 la gara si svolge oggi su 9 giri).

Siamo agli albori della storia dell’atletica italiana. Nel 1897 si era disputato a Torino il primo campionato nazionale “pedestre”, ma i primi campionati italiani assoluti ufficiali di atletica leggera saranno organizzati dalla FIDAL a Milano solo nel 1906. A livello internazionale nascevano i giochi olimpici dell’era moderna (la famosa Maratona di Londra non vinta da Dorando Pietri si svolse nel 1908) e in Sicilia intanto si portavano avanti.

Nel giugno del 1900 si tenne a Messina una due giorni ginnica interprovinciale, cui parteciparono atleti di diverse città dell’Isola, e sempre a Messina nel 1907 ebbe luogo, secondo le fonti, una «gara podistica del chilometro», cui parteciparono 30 eroici concorrenti che dovevano coprire la distanza in un tempo massimo di 3’30”. Vinse un certo Arturo Reggio (messinese a dispetto del cognome), che ci impiegò il rispettabile tempo di 3’01”.

Sempre in quell’anno a Catania il palermitano Giovanni Bianchet vinse il primo campionato siciliano di podismo. Ed è proprio Bianchet a vincere, 5 anni dopo, la prima edizione del Giro di Castelbuono (bisserà l’anno seguente migliorando il suo tempo di oltre un minuto).

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In pochi anni il Giro di Castelbuono diventa un appuntamento fisso nell’ambiente del mezzofondo siciliano.

La storia e la fama nazionale e poi internazionale della corsa si lega però, a partire dagli anni ’40, a un personaggio che sembra uscito pure lui da un film di Tornatore. Quando, finita la guerra, prende in mano le redini dell’organizzazione, Totò Spallino ha da poco compiuto 30 anni, ha una bicicletta scassata e tanta voglia di prendersi cura della sua creatura. Con l’aiuto degli amici Silvestro Zito e Guido Mitra inizia a lavorare sodo e nel giro di qualche anno la Corsa di Sant’Anna diventa l’evento più importante dell’atletica siciliana. Nei giorni che precedono la corsa i bambini si sfidano tra di loro emulando le gesta dei corridori.

Alla fine degli anni ’60 la prima grande svolta, che, come spesso avviene in Sicilia, ha inizio in maniera originale. Spallino vince un concorso per lavorare nelle Ferrovie dello Stato. Questo significa aver l’opportunità di viaggiare fino in Continente, iniziare a presidiare i più importanti meeting d’atletica, a stringere rapporti d’amicizia con podisti e dirigenti, conoscere le persone chiave all’interno della federazione.

Spallino sa essere brillante ed è capace di raccontare, insistere e convincere i suoi interlocutori. Si porta dietro una cartina della Sicilia, col dito indice mostra il puntino rosso fatto col pennarello per mostrare dove si trova Castelbuono. E iniziano ad arrivare i primi atleti del Nord.

Nella seconda metà degli anni ’70 l’atletica italiana vive un momento di vivacità probabilmente irripetibile. I bambini vedono in televisione le imprese di Pietro Mennea, e anche il mezzofondo, quelle che allora venivano comunemente chiamate gare di resistenza (per distinguerle da quelle di velocità), conosce un boom di popolarità.

Ed è così che a Castelbuono iniziano ad arrivare anche i migliori. Nel 1977 Spallino strappa agli internazionali di Roma il venticinquenne Franco Fava, reduce da una grande prova l’anno prima alla Maratona dei giochi olimpici di Montreal (dove era arrivato ottavo). Fava vince il Giro di Castelbuono tra l’entusiasmo della folla, e poco più di un mese dopo stabilisce il primato italiano sui 20 km in pista.

Ma il successo a volte coincide con il dramma: proprio in quell’autunno un tumore fulminante si porta via Spallino. La sua eredità viene immediatamente raccolta da un gruppo di giovani che lo seguivano e lo accompagnavano nell’organizzazione. L’essenziale, si dicono allora, raccolti nella sede del Gruppo Polisportivo, è non spezzare il filo, non interrompere la continuità della gara più antica d’Europa.

Ci riescono fin da subito. L’anno successivo la star si chiama Venanzio Ortis che poche settimane dopo è il trionfatore degli europei di Praga dove si porta a casa l’oro sui 5 mila e l’argento sui 10 mila.

Gli anni ’80 sono gli anni d’oro del mezzofondo italiano e dei primi grandi maratoneti. Tutti passano da Castelbuono: Stefano Mei, Totò Antibo, Gianni Poli, Salvatore Bettiol. Nel 1983 e nel 1984 Orlando Pizzolato si porta a casa per due anni consecutivi la coppa. Farà la stessa cosa nell’84 e nell’85 con la Maratona di New York, diventando il maratoneta più famoso d’Italia.

Qualche anno dopo, è il 1988, siamo alla vigilia delle Olimpiadi di Seul. Nella squadra dei maratoneti italiani spicca un giovane vicentino di poche parole che si chiama Gelindo Bordin. È già venuto a Castelbuono l’anno prima e ha vinto, portandosi poi a casa, il mese dopo, la medaglia di bronzo ai Mondiali di atletica di Roma. Evidentemente quella corsa in terra siciliana porta bene. Decide quindi di tornare a Castelbuono per fare una delle ultime “tirate” in altura. Vince di nuovo, e due mesi dopo, il 2 ottobre 1988, è il primo maratoneta italiano a vincere la medaglia d’oro alle Olimpiadi.

pizzolato, ortis, fava, bettiol, modica

Il 1989 è un anno di svolta per molte cose nel mondo e Salvatore Bettiol è l’ultimo italiano a vincere a Castelbuono. Inizia l’era dei keniani e degli uomini degli altipiani, per i quali Castelbuono diventa una sfida all’ultimo respiro al pari delle maratone di Boston e New York.

Proprio all’inizio degli anni ’90 le redini dell’organizzazione passano nelle mani di Mario Fesi e con lui, grazie anche al sostegno dei primi veri sponsor, il Giro podistico di Castelbuono diventa uno degli appuntamenti più prestigiosi nel calendario dell’atletica internazionale. Rai Internatonal trasmette la corsa in diretta via satellite, un fattore che contribuirà, nell’era pre-Internet al passaparola fra atleti, manager e giornalisti, giocando un ruolo fondamentale per la crescita della notorietà del Giro. Il fato è che la corsa siciliana è la gara in altura ideale per finalizzare la preparazione in vista delle maratone autunnali o dei grandi appuntamenti ufficiali. Ogni estate, a partire dall’inizio degli anni ’90, e per almeno 20 anni, alla Corsa di Sant’Anna si ritrovano i più grandi maratoneti al mondo. Molti di questi, ad esempio i pupilli di Gabriele Rosa, prendono aerei da Nairobi, da Addis Abeba, da Asmara, o da qualche sperduta città americana.

Il sudafricano Heindrick Ramaala nel 2004 pur di gareggiare a Castelbuono prende 5 aerei in 24 ore: da Albuquerque ad Atlanta, da Atlanta a New York, da New York a Parigi, da Parigi a Roma e da Roma a Palermo. Per la stanchezza accumulata arriva fra gli ultimi, ma due mesi dopo trionferà a New York col tempo di 2h09’28”.

Una delle presenza fisse in quegli anni è il marocchino Khalid Khannouchi, uno che in 5 anni ha vinto 4 volte a Chicago e che nel 2002 è stato recordman mondiale sulla distanza della maratona. Per non parlare di Paul Tergat, noto tra i milanesi per aver vinto, dal ’94 in avanti per sei volte consecutive la Stramilano. Nel 2003 si riporta a casa per la seconda volta la Coppa di Sant’Anna e, puntualmente, 2 mesi dopo alla Maratona di Berlino batte il record del mondo. Due anni dopo lo stesso Tergat vincerà a New York in una delle edizioni più epiche della maratona più famosa al mondo, battendo negli ultimi metri proprio l’amico-nemico Heindrick Ramaala, che stramazzerà a terra subito dopo il traguardo.

 

In quegli anni, racconta Mario Fesi, il mantra fra allenatori e manager è uno solo: Se vuoi capire quanto sei in forma devi correre a Castelbuono. “Ricordo che nel 2010 giravo per l’Expo Marathon a New York con la felpa del Giro di Castelbuono, racconta Fesi, e non c’era atleta o manager che non mi fermasse chiedendomi informazioni. Il Giro era famoso ovunque, in Sudamerica come in Kenya, come tra i top runner delle principali maratone mondiali”. Grazie anche alla sua fama di coppa portafortuna.

Nel 2006 il keniano Robert Cheruiyot, dopo aver trionfato a Castelbuono, bissa due mesi dopo a Chicago con uno degli arrivi più dolorosi della storia della maratona (scivolò esattamente sul traguardo procurandosi una lieve commozione cerebrale). Nel 2009 un altro keniano Vincent Kipruto si porta a casa l’accoppiata Castelbuono-Chicago. Nel 2011 Geoffrey Mutai, reduce dalla vittoria a Boston, abbatté il muro dei 30 minuti scaldandosi i motori per la maratona di New York che andrà a vincere solo 3 mesi dopo.

Il 2012, l’anno del centenario, fu l’ultimo in cui si vide arrivare a Castelbuono il gotha del running internazionale. Con la crisi anche la favola del Giro forse è giunta al suo epilogo. E paradossalmente proprio negli anni in cui, anche in Italia, la corsa sta diventando uno sport di massa.

CASTELBUONO TRAGUARDO 2012

Da qualche anno infatti le difficoltà finanziarie si sono moltiplicate. La regione Sicilia ha tagliato ogni tipo di sostegno economico. Gli sponsor volgono il loro interesse, e il loro budget, a manifestazioni maggiormente partecipate, alle maratone o alle mezze maratone capaci di coinvolgere migliaia di runner tra professionisti e dilettanti.

Mario Fesi ci snocciola nomi di atleti keniani o sudafricani o giapponesi che pur di correre a Castelbuono non hanno voluto alcun compenso. Gente che pur di raccontare di averlo fatto è arrivata anche a pagarsi il biglietto aereo. Ma per organizzare un evento internazionale ci vogliono le risorse, e quando queste vengono meno, la generosità e la buona volontà dei singoli arrivano fino a un certo punto.

Fino a oggi il sito Internet del Giro non permette di andare oltre una home page vecchia di un anno e in Rete nessuna notizia filtrava relativamente all’edizione 2015.

Per fortuna, proprio Mario Fesi ci ha anticipato che, pur in tono minore, il Giro si farà anche quest’anno. L’importante, dice, è non spezzare la continuità attendendo, un giorno, il ritorno delle risorse necessarie a riportare a Castelbuono i grandi atleti.

In questa attesa è bello immaginare, come in un film di Tornatore, una corsa cui partecipano solo i bambini di Castelbuono che, come negli anni successivi alla guerra, a piedi scalzi, partono da Piazza Margherita fino all’impervia salita di via Mario Leante che porta in Piazza San Francesco e poi in via Cavour. Il lungo rettifilo di via Vittorio Emanuele, i saliscendi di corso Umberto. La gente che si accalca sui marciapiedi, sui balconi e sulle terrazze. E poi, dopo la corsa, tutti a mangiare il meraviglioso panettone alla manna del signor Fiasconaro. Un altro dei miracoli di un paesino chiamato Castelbuono.