La risposta italiana alla Maratona di New York? La Montefortiana!

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Non siete potuti andare alla Maratona di New York? Poco male, domenica c’è la Montefortiana. Non rimpiangerete la corsa tra i variopinti quartieri di Brooklyn, lo skyline di Manhattan, l’arrivo tra le ali di folla al Central Park. Compenserete con lo spettacolo della distesa di colline coperte di vigneti (qui c’è la più alta densità di vitigni d’Italia), con la vista del meraviglioso castello di Soave che vi apparirà all’improvviso durante il percorso, e poi con la polenta, il minestrone, la grappa, soprattutto i sorrisi e la gentilezza ai ristori. O, se siete fortunati, con l’elisir di china che vi potrebbe aspettare al 19° km, che vi farà letteralmente volare nella discesa finale che porta all’arrivo.

La Montefortiana, di cui avevamo già parlato qui, è una delle manifestazioni podistiche più belle cui sia dato di partecipare. Una due giorni di festa tra le colline del Soave, che attrae ogni anno qualcosa come 18 mila partecipanti. Di fatto è probabilmente, dopo la Stramilano, la manifestazione podistica più partecipata d’Italia.

Le ragioni del suo successo sono tante: il fatto che sia ormai considerata la manifestazione che apre la stagione delle corse, e quindi una sorta di appuntamento non scritto cui si deve assolutamente partecipare, ma anche l’organizzazione sempre impeccabile, la gentilezza e la dedizione degli oltre 800 volontari, la ricchezza e la bontà dei ristori.

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Si inizia il sabato con la corsa del sorriso dedicata ai bambini, mentre la domenica si può scegliere se partecipare alla Ecomaratona di 44 km con un dislivello di 1900 mt, alla Ecorun di 26 km (dislivello di 900 mt), la mezza maratona competitiva e la marcia sulle tre distanze di 9, 14 e 20 km. Inutile dire che è proprio quest’ultima, chiamata appunto la marcia dei 18 mila, ciò che rende la Montefortiana un’esperienza indimenticabile. La partenza è libera, come nella migliore tradizione delle tapasciate, a partire dalle 8,30 del mattino. E alle 8,30 del mattino della terza domenica di gennaio la prima cosa che si sente trovandosi a Monteforte d’Alpone – che già il nome se uno non c’è mai stato può metter paura – è il freddo sulla faccia.

È per questo che alla partenza i volontari servono latte caldo e cioccolata. Si vede il fiato del respiro di 18 mila persone che iniziano a mettersi in moto, si vedono piedi che batton per terra, si senton battute e tanti accenti diversi.

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Poi si parte, ognuno col suo passo. I runner, ma anche questo è il bello, i primi 3 chilometri devono un po’ zigzagare tra famiglie allargate con passeggino e cane al guinzaglio, vecchie zie ben coperte nei cappotti che (non abbiate dubbi) ritroverete 14 km più avanti, ragazzini che magari han già corso il giorno prima, ma adesso voglion sfidare i grandi.

Si corre nel silenzio, lontano dai clacson degli automobilisti incazzati perché han bloccato un pezzo di città per la maratona. I rumori che si sentono, semmai, sono il fiatone di qualcuno alle proprie spalle durante una delle non poche salite o il rumore dei passi che in discesa si fan via via più pesanti, o le chiacchiere che ci si scambia a uno degli 8 ristori che punteggiano i diversi percorsi.

La Montefortiana è nata negli anni dell’austerity, raccontano Giovanni Pressi e Gianluigi Pasetto, rispettivamente motore e anima dell’organizzazione, le macchine si usavano di meno e bisognava marciare un po’. Il presidente ci allora, Renzo Orlando, quando partecipava alle corse non arrivava mai sul podio, come d’altronde la maggior parte di noi, e allora propose di pensare a una corsa in cui si potesse dare una coppa a tutti. La Montefortiana è nata così. Nel volantino dovevamo fermarci a 1000 concorrenti. Eravamo 4250”. E le coppe? “Ormai l’avevamo promesso, dovevamo farle e allora ci siam messi, lavorando di notte, e siamo riusciti a fare 4250 piccole coppe da dare a tutti i partecipanti”.

Negli anni ai trofei si sono sostituiti altri riconoscimenti, nell’edizione dello scorso anno un bel gilet pesante, metti che ti vien voglia di andare a correre anche in Siberia, quest’anno per i primi 12 mila iscritti pare ci sarà una bella tovaglia personalizzata Montefortiana.

All’inizio c’era un percorso unico, racconta ancora Pressi, poi accanto alla distanza iniziale dei 21 km si sono aggiunti percorsi più brevi e più lunghi. Basti pensare alla Ecomaratona, lanciata per la prima volta 5 anni fa, o alla EcoRun di 26 km che viene inaugurata quest’anno per la prima volta e che è già sold out da oltre una settimana, essendo previsto il numero chiuso di 500 partecipanti”.

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Ovviamente una manifestazione come la Montefortiana è un grande appuntamento di promozione del territorio, e di questa cosa ne sono consapevoli gli oltre 3 mila produttori di Soave che supportano l’evento e ne fanno un importante strumento di comunicazione. Non è uno scherzo ma la manifestazione è davvero gemellata con la Maratona di New York, un’occasione che il consorzio non si lascia sfuggire per andare a presentare i suoi vini. E come da New York, anche da qui sono passati tutti i grandi del podismo italiano: da Orlando Pizzolato a Gelindo Bordin a Stefano Baldini.

Negli anni, i momenti difficili non sono mancati. Pressi ricorda in particolare l’edizione del 2011 che si svolse due mesi dopo la terribile alluvione del novembre del 2010. “Tante famiglie avevano avuto danni enormi, molti avevano perso la casa, pensavamo addirittura di non farcela. Ma ci rimboccammo tutti le maniche e riuscimmo a farcela anche quella volta”.

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Quello che colpisce correndo la Montefortiana è che sì, certamente, è una corsa che mira alla promozione del territorio, ma lo ha fatto innanzitutto tra la sua stessa gente, sostenendo quel sentimento di appartenenza, quel senso della comunità, che oggi appare così desueto e che, come per incanto, si ridesta in occasioni come queste, come insegnano manifestazioni come la New York City marathon o altre partecipatissime maratone europee. Allo stesso modo la gente di Monteforte e dei paesi vicini, di Soave, di Monte Chia, di Costalunga, di Castelcerino, decide di essere parte di questo evento, perché è il loro evento, perché è la loro terra. A gennaio i vigneti sono spogli, senza foglie, senza frutti, chi li guarda correndo, o camminando, vede proprio la terra, la vede attraverso lo scheletro di questi tralci e di queste viti che promettono una primavera che già, se si chiudono appena gli occhi, si inizia un po’ anche a sentire. Una visione che a New York, dicano quel che gli pare, se la possono solo sognare.

A proposito, la prossima sarà proprio in questo week end…per le 8.30 di domenica 17 fate ancora in tempo! Per tutti gli altri, appuntamento la prossima settimana con una bella gallery della Montefortiana 2016.